DIETRO A UN MITO

La Conoscenza è un bene irrinunciabile, è in stretta cooperazione con la Verità e non può avere censori.

Mi fu detto: “Ma tu chi sei”? Perché avevo poco prima asserito che tra il Mahatma Gandhi e me, o un’altra persona , possono darsi le stesse prerogative speculative di pensiero elevato. Ciò era parso un oltraggio e un “delirio” di vanteria.

Di Gandhi (Mohandas Karamchand, appellativo: Mahatma, in sanscrito “grande anima”,”venerabile”,”Santo”, Porbandar 2 Ottobre 1869, ucciso secondo la versione generalmente accreditata, da un fanatico induista a Nuova Delhi il 30 Gennaio 1948, politico,filosofo, avvocato,mistico), restano molti esempi su come l’umanità dovrebbe essere in una società che ha per base la non violenza e l’amore:

“Apprendere che nella battaglia della vita si può vincere l’odio con l’amore”(formula Gandhi).

“Dove c’è l’amore c’è la vita”.

La fede (l’Induismo) fu tra quelle convinzioni che sostennero Gandhi nei digiuni di protesta, nelle avversità incontrate per combattere le sue lotte, come quella per l’indipendenza del suo Paese, la resistenza all’oppressione mediante la “disobbedienza civile” e i diritti umani,per cui molto si adoperò;

“Sono più sicuro della esistenza di Dio che del fatto che noi siamo seduti in questa stanza. Potrei vivere senza acqua, senza aria, ma non senza Lui! Potete strapparmi gli occhi e non uccidermi, ma distruggete la mia fede in Dio e io sarò morto”, è un suo aforisma.

E ancora dice Gandhi:

“Per me Dio è Verità e amore. Dio è assenza di paura,Dio è la fonte della luce e della vita e tuttavia Egli è al di sopra e al di là di queste. Dio è coscienza, Dio è lo stesso ateismo degli atei, perché,nel suo infinito amore, Dio permette all’ateo di esistere. Dio è il cercatore dei cuori, è un Dio personale per quelli che hanno bisogno della sua personale presenza. È un Dio in carne e ossa per quelli che hanno bisogno della sua carezza. Dio è la più pura essenza, è tutte le cose per tutti gli uomini. Dio è in noi e tuttavia al di sopra e al di là di noi”.

Le proposizioni umanistiche migliori di Gandhi sono pienamente attese e condivise da moltissime coscienze e da me. La contestualizzazione di Egli soggetto nel terzo mondo non è un’ irreverenza ma un dato esplicativo della realtà sociale in cui l’uomo Gandhi fu immerso: soprusi delle Caste, la condizione dei Paria, fame, inopia, ingiustizia,ignoranza, cose che segnano l’animo, le quali ammesso se non tutte facenti parte in prima persona,certamente furono il quotidiano a un passo da Gandhi.

La vita della “Grande anima” non fu affatto lineare con la “ricerca della conoscenza della purezza spirituale”, come i posteri seguaci amano rappresentare; ebbe critiche per l’incongruenza di sue posture mentali razziali e di genere; la sua condotta morale semplicistica predicata, anche platealmente, non era effettivamente ineccepibile eticamente. Il suo biografo Ramachandra Guha, riferisce detto da Gandhi:

“Nella mia ricerca della verità non mi è mai importato della coerenza”.

(Quasi simile alla locuzione “Fà quello che il prete dice,non quello che il prete fà).

Autori studiosi, non detrattori, della più celebre figura dell’India del XIX/XX Secolo, hanno concordato che l’affascinante retorica filantropica di Gandhi su amore universale, uguaglianza, antidiscriminazione, rispetto assoluto dei diritti di tutta l’umanità, non corrispondesse esattamente alla sua pratica di vita.

Il motivo di questa dissertazione – che non vuole essere di banale presunzione,né una dissacrazione, poiché nessuno può demolire un raggio di sole -, è nella ribellione a tutto quel che essendo divenuto nel tempo un pacchetto di perle, diventa una cornucopia da scuotere inopinatamente, abusando e inflazionando quel buono che pure da essa viene. Ora, molti brandiscono come fiori o come armi il pensiero,le massime, le idee del famosissimo “apostolo della non violenza” che il Mahatma è stato: sicuramente l’opera sostenuta da Gandhi è encomiabile sotto più punti d’osservazione, ma mentre il buono dell’uomo Gandhi può rimanere come un insegnamento valido, lo rimarrà fin tanto che non se ne faccia un riallaccio dogmatico, un ammaestramento che si ridicolizza per l’induzione abusata,stereotipata,e che come tale si svaluta d’ogni possibile valore. Insegnare ha un grande significato, adunare adepti e proseliti,no!

Se saremo compulsivamente esclusivamente discepoli,non diverremo mai riflessi del nostro Io potenziale costruttore d’illuminazione superiore.

La cantante russa Elmira Kalimullina interpreta un testo scritto sulla musica dell’ ADAGIO in sol minore, detto di Tomaso Albinoni (ricomposizione di Remo Giazotto del 1949). Sullo sfondo, nel corso dell’esibizione, si congiunge pian piano l’immagine tratta dall’ affresco (1511) di Michelangelo Buonarroti raffigurante la Creazione.

19 risposte a "DIETRO A UN MITO"

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