Una vecchia mosca a Dicembre

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Una mosca arrancava sulla convessità verticale di una tenda. Si muoveva a tratti,andando ora verso l’alto,ora verso il basso ma perlopiù,stava ferma. Certo,volare per lei era ormai un’azione faticosa,non riconoscibile in quelle incursioni fastidiose tipiche della sua specie, combattuta in vari modi per limitarne la presenza. Adesso essa stava lì, impacciata nel volare via a un tentativo di volerla afferrare!Pure se può sembrare paradossale ed esagerato,provavo una compassione al guardarla,una sorta di pietà per la sua fragilità  propedeutica alla fine. Ho cercata una spiegazione per quella “anginosa sensibilità” che aveva preso forma in me; e forse una risposta sta in un riflesso rivelatore dell’atletica  uccellante di tutte le cose,che sopraggiunge dietro al prorompente Aprile…

Prediche poco ascoltabili

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Adriano Celentano dal suo Show Adrian, sulla rete di Mediaset, dedica «L’emozione non ha voce” a Ilaria Cucchi.

Lo scalpore suscitato presso il pubblico – spettatore del programma ma anche tra coloro che hanno appreso dell’evento in altri modi – si è riflesso sul web. Opinioni lusinghiere sulla dedica del brano ( lanciato nel 1999, composto da Gianni Bella, Mogol e Fio Zanotti) alla sorella di Stefano Cucchi (quest’ultimo detenuto per motivi di droga e seviziato da alcuni militi dei Carabinieri).
Date per attendibili tutte le relazioni sulla vicenda, l’azione dei tutori dell’ordine sul Cucchi è bollata senza mezzi termini, indegna, ingiustificabile, da PUNIRE SEVERAMENTE al massimo grado,tanto più che il fatto è commesso da chi deve gestire la giustizia per mandato di legge! Se c’è stata una comminazione di condanna per quei CC scellerati, assassini, ben fatto!

Virando tuttavia l’attenzione su un altro punto di vista, quello dello “spettacolo del  molleggiato”, altre osservazioni si stagliano direi con prepotenza: Celentano è un cantante con un suo carisma qualitativo e un businessman di indubbie intuitività; resta a vedere per quali vie egli si inerpica per ottenere il consenso popolare –  non solo per meriti artistici.

Nel 2014 Celentano sul suo blog scrisse: «Ciao Stefano! Hai capito adesso in che mondo vivevi? Certo dove sei ora è tutta un’altra cosa. L’aria che respiri ha finalmente un sapore. Quel sapore di aria pura che non ha niente a che vedere con quella maleodorante che respiravi qui sulla terra. Lì c’è la LUCE,la LUCE vera!Che non è quella flebile e malata di quei giudici “ignavi” che, come diceva Dante, sono anime senza lode e senza infamia e proprio perchè non si schierano nè dalla parte del bene e nè da quella del male sono i più pericolosi, e giustamente il Poeta li condanna. Ma adesso dove sei tu è tutto diverso. Lì si respira l’AMORE del “Padre che perdona” e non di chi ti ha picchiato e massacrato fino a farti morire. Sei finalmente libero di amare e scorrazzare fra le bellezze del Creato, senza piu’ il timore che qualche guardia carceraria ti rincorra per ucciderti. Perchè dove sei tu non si può morire. La morte non è che un privilegio dei comuni mortali e quindi proibito a chi non ha la fortuna di nascere. Un privilegio dell’ANIMA che, se non la uccidiamo del tutto, ci riconduce alla Vita ETERNA».

Ora,a proposito di “Emozione”, è chiaro che il post intende promuoverla; Celentano vi riesce immancabilmente, da abile affabulatore tra il serio caricaturale e il grottesco spirituale. Lo stile “gradasso” di Celentano, sfoggiato nelle sue canzoni e nei films interpretati, può incontrare simpatia e collocazione espressiva soggettiva; ma nelle elucubrazioni come nella lettera inviata a Stefano Cucchi, a un “sito dell’ aldilà” e tanto per  “schierarsi”, poteva starci bene UNA PAROLA di biasimo per la “cattiva abitudine”, per il “vizio”, per quella dipendenza – o pressappoco – verso la tossicomanìa, che certamente NON ELEVA l’Essere umano, riducendolo anzi un’ameba  come ad altri piace. Anche un Dio disposto al perdono,non perdonerà Ulisse, [Dante ne dice] nel quale non vi è alcuna tensione etica e morale, che rivolga la conoscenza alla Virtù.

DENATALITÀ – COSCIENZA E DOLO DELLE AFFERMAZIONI

Quando nella coppia di formazione – che solo voglio considerare composta del miglior vicendevole sentimento d’amore – due entità convergono sul proposito di chiamare all’esistenza un’altra vita, con quali idee fiduciarie nel consorzio umano arriveranno quei due a dare atto al loro desiderio? Con quale gaiezza motivata – oltre quella premessa dell’ eccellente unità d’amore – potranno essi prevedere un “felice vivere” per la loro creatura, in un mondo dove una stiancia è in realtà una canna di fucile?

L’ ipocrisia, l’ illegalità, la frode, la violenza, la irrispettosità per ogni essere e cosa – fauna, flora, ambiente – sono assurte oggi più che in altre epoche, a uno stile di vita; a questo esito si è giunti con un concorso collettivo: potenti d’ogni bandiera, esponenti delle religioni – protetti nelle loro cattedre intoccabili, dai quali sproloquiano coll’intento di far legioni di una bontà calpestata da essi per primi e interdetti pertanto a indicarla! Anche le persone comuni, inermi, praticanti il “lasciacorrere” davanti a panorami che richiederebbero grida di sdegno e azioni giustificabili la dissociazione, danno, col chiudere un occhio, orrenda complicità alla “distruzione del paradiso”! Persino i cosiddetti cineasti,improvvisatori di una sorta di parascuola in cui s’insegna il malcostume e la malavita, contribuiscono.

Allora che dai vari pulpiti – tra il circostanziato e lo stolido – si segnala con allarme il decremento delle nascite, fomentando lo spauracchio e la preoccupazione per le generazioni future che non rinnovandosi nella prole, diventeranno vecchie, tacitamente incolpando l’ordine naturale della parabola biologica, come a voler indicare nella senilità un disturbo disfunzionale alle istituzioni previdenziali e alla società,
chiediamoci perché neppure si accenna al fatto che si è lasciato inabissare miserrimamente il dovere e il piacere di ogni uomo,di ogni donna, di ogni umano di passare per la planetaria esperienza con amore e rispetto, lasciando sul vissuto come su un pavè, una griffe di luce; individuiamo un perché è stata resa un’utopia l’immensa bellezza che deriva dalla nettitudine/rettitudine; perché si sceglie la compromissione con il sudicio, uccidendo etica e morale! E informiamo l’intelletto sul perché
chi comanda, si esime dal realizzare, tutelare quella condizione idonea,sicura, accogliente dove l’esistenza di ogni età potesse svolgersi dignitosamente e pacificamente: perché ad essi importa mantenere la posizione che lo scrupolo non consentirebbe!

troppi per diventare genitori non mettono al mondo il loro bene ma la convenzione con il loro egotismo. Pensando, sarebbe meglio un’infertile Eva,adatta ad un debole Adamo…

Cane imbrattato di verde e in lacrime: “Avvelenato dalla vernice”. La denuncia social: “È totalmente disumano”

Da Discover su Google https://www.repubblica.it/le-storie/2019/11/13/news/cane_imbrattato_di_verde_in_lacrime_la_denuncia_social_perche_trattare_cosi_una_creatura_innocente_-241017985/

Conosciamoli questi “fratelli in un Dio”, apprendiamo dalle loro azioni – perché solo dall’agire si afferma l’individuo e non dalla retorica – quanto sono potenziali obiettivi di carità e perdòno, o inversamente, quanto meritino l’etica enucleazione dalla vista – pur distali e fuori della porta ideale. Enti laici ma soprattutto religiosi, incentrano la loro missione predicatoria sull’assoluzione ecumenica,cioè indistinta tra coloro che hanno commesso “peccati veniali e mortali”,facendo un coacervo intrugliato dove non si capisce il significato della buona coscienza colla demarcazione della cattiva coscienza che comunque non ha sanzione. Il sole splende su tutti ma non tutti dovrebbero ritenere che il sole li risplende,nonostante le loro malefatte. Il caso del povero cane – ripreso da Repubblica testata news – è uno dei tanti casi che fanno sentire un umano disgregato da una parte (una gran parte,purtroppo) di consimili per  la crudeltà e la infamità che in quella parte, si annida e con la quale si vuole sentire dissociato;non per casta,non per condizione sociale o culturale ma per fetore. Altro che comunità fraterna!